Zì Righetto Durantini

 

 

 

 

Ve vojo propio scrive du’ verzetti,

a voi che adesso sete benedetti.

De certo ve chiamate Durantini

Pietro ed Enrico… antenati eccerzi.

‘Na strada su li monti Tibburtini

v’è dedicata pe’ li vostri verzi.

 

Io so’ vostra nipote… so’ Paoletta…

e certo nun ce stò cor vostro paro…

Però cerco de davve un poco retta…

cor tempo, forze…  quarche cosa imparo.

 

Pe’ mò magara…teneteme la mano…

soffiateme a l’orécchia li stornelli

così che li sonetti piano… piano

rissomijno ai vostri … tanto belli!..

 

Paola Durantini

 

Nato a Roma il 31 gennaio del 1885 e figlio di Pietro, anch’egli illustre giornalista romano dell’epoca, vantava al suo attivo letterario artistico, anche nel campo della pittura, un grande congiunto dell’800, il nonno Luigi, celebrato accademico di S.Luca.

Righetto sin dall’età di sedici anni si dedicò al giornalismo, seguendo le orme del padre e ben cinquantasei anni di cronaca romana erano alle sue spalle quando la morte lo colse nell’aprile del 1957.

Cronista o capo cronista in quasi tutti i giornali romani, ideatore del giornale radio nel lontano 1926, terminò il suo lavoro di giornalista in Campidoglio ove era amatissimo e stimatissimo.

Chi non lo conosceva? La sua simpatia era ovunque.

Amico di ministri, di prelati,di principi e di popolani, portò dall’aristocrazia romana alle più umili famiglie, La sua ineguagliabile dizione delle poesie del Trilussa e del Belli, che teneva in numero di centinaia a memoria.

Filodrammatico di eccezione, dedicò del tempo anche al teatro, dimostrandosi ottimo attore comico, in parti anche molto impegnative.Poco abbiamo conosciuto della sua opera poetica, che egli teneva per se e per le sue intime soddisfazioni.( tratto dal libro” Quelle che piaceno a me) ed. S.A.E.T. Roma

 

 

 

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